Storia di Palcoda

Palcoda, situata nel comune di Tramonti di Sotto in Provincia di Pordenone, è uno dei "borghi fantasma" più affascinanti d'Italia. Ha conservato caratteristiche architettoniche e urbanistiche originali, nonostante le trasformazioni subite a causa dell'emigrazione, dei terremoti e dei restauri.

La storia di questo antico borgo della Val Meduna, posto a 628 metri sul livello del mare nelle Prealpi Carniche, inizia intorno al 400, con la presenza di pastori nomadi, ma diventa un centro abitato stabile a partire dal XVII secolo, fondato dalle famiglie Masutti e Moruzzi.



Palcoda prosperava grazie all'agricoltura, alla pastorizia e al commercio, in particolare per il commercio di cappelli di paglia, prodotti a Bassano e successivamente venduti in Olanda dalla famiglia Masutti. Il villaggio era inoltre dotato di elementi chiave per la sopravvivenza in montagna, come una fornace di calce e un mulino.

Le case a loggia di Palcoda sono esempi tipici dell'architettura rurale montana. Queste abitazioni, costruite con pietra locale, sono caratterizzate da portici al piano terra e logge al primo piano, fornendo così spazi esterni coperti utili per le attività quotidiane. Gli archi delle logge sono ribassati, conferendo al borgo un'atmosfera medioevale.

Alla famiglia Masutti si deve la realizzazione di una piccola chiesa di famiglia nel 1772, eretta in onore di San Giacomo. L'edificio si distingue per una struttura rettangolare terminante in un'abside poligonale. Al suo interno, l'ambiente era impreziosito da semplici affreschi e da tre statue in marmo raffiguranti San Giacomo, San Bartolomeo e San Domenico. Tuttavia, l'influenza crescente dei Masutti nella valle portò a tensioni e dispute legali con altre famiglie influenti, come i Moruzzi, e il comune. Queste tensioni erano in gran parte dovute all'uso da parte dei Masutti delle risorse comuni come se fossero di loro proprietà privata.

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La filastrocca "Palcoda bella, Venezia sua sorella, se Palcoda fosse su un pian, saria meglio di Milàn" esprimeva la bellezza e l'orgoglio dei Palcodans per il loro borgo. Nonostante il successo commerciale però, Palcoda non poteva sostenere l'espansione continua delle famiglie. Nel 1914 il villaggio contava 126 abitanti, ma fu abbandonato in meno di un decennio a causa della crisi post-prima guerra mondiale. Nel 1923, quando l'ultima famiglia Masutti lasciò Palcoda, il borgo iniziò a declinare, lasciando solo i ruderi delle antiche costruzioni come testimonianza del suo passato glorioso.

Tuttavia, durante la Seconda Guerra Mondiale, Palcoda trovò nuova vita come rifugio per i partigiani, diventando un luogo ideale per nascondersi data la sua impenetrabilità. Il villaggio ospitò partigiani della brigata “Garibaldi Tagliamento” sotto la guida di Giovanni Bosi ("Battisti") e Jole di Cillia ("Paola"). Il 9 dicembre 1944, un attacco nazifascista portò alla morte di Bosi, Jole e altri partigiani.

Oggi, Palcoda è un borgo abbandonato immerso nella natura. Le sue case ridotte a ruderi e la chiesa ristrutturata nel 2011 sono testimoni silenziosi di un passato movimentato. Il paesaggio, con le sue case sventrate e un campanile alto e svettante, è descritto come "tutto nudo e dannatamente fermo", un luogo dove la storia sembra essersi cristallizzata.

Storia di Tamar

Tamar, un piccolo borgo situato vicino a Palcoda, ha condiviso un destino simile a quello della sua vicina. Il toponimo "Tamar" indica un luogo recintato per gli animali, suggerendo che in passato era utilizzato dai pastori per sistemare il bestiame. Documenti risalenti al 1400 confermano l'esistenza di Tamar, che nel XVII secolo si sviluppò in un insediamento permanente, organizzato attorno a un nucleo centrale che comprendeva abitazioni, fienili e stalle.

Dopo la prima guerra mondiale, Tamar iniziò un lento declino, nonostante rimase abitato più a lungo di Palcoda grazie alla sua posizione più accessibile. L'ultimo abitante, un'anziana signora, lasciò il villaggio negli anni '50 a causa delle sue precarie condizioni di salute. Tamar era l'ultimo borgo della zona ad essere abbandonato, in parte perché situato vicino a Villa di Sotto, un centro abitato più grande e facilmente raggiungibile.

Il declino di Tamar accelerò quando l'ultima residente se ne andò. Le scosse sismiche del 1976, che colpirono duramente l'intera regione con magnitudo tra 5.6 e 6.4, inflissero ulteriori danni, trasformando il borgo in un cumulo di ruderi sommersi dalla vegetazione.

Nonostante questo, nel 2000, un progetto ha permesso il recupero di un sentiero CAI e la ristrutturazione di una struttura come rifugio per escursionisti (il Bivacco Guglielmo Varnerin), gestito dal CAI di San Vito al Tagliamento. Grazie al successo di questa iniziativa, ulteriori lavori di recupero e messa in sicurezza furono realizzati nel 2012, offrendo nuova vita a questa storica località.

Progetto Palcoda

Il Progetto Palcoda ha preso avvio nel 2003, con il restauro delle tre statue della chiesetta, che erano state trasportate a spalla da Palcoda a Tramonti nel 1962. Nel 2004, la Parrocchia ha lanciato un appello per salvare il campanile e la chiesetta, riscuotendo un ampio sostegno. La visita del Vescovo Ovidio Poletto nel 2005 ha segnato un momento storico, sottolineando l'importanza del progetto di recupero.

I lavori di restauro del campanile iniziarono nell'agosto 2005, con la partecipazione attiva di numerosi volontari. Tra le opere principali, vi sono state la pulizia del sito, la demolizione delle parti pericolanti, il ripristino degli archi e la posa di una nuova copertura in rame. Nel dicembre 2006, una nuova campana con iscrizioni commemorative è stata installata, segnando un importante passo nella rinascita del campanile.

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Tra il 2009 e il 2010, la chiesetta è stata sottoposta a un accurato restauro conservativo. Questo includeva il consolidamento delle fondazioni, la ricomposizione delle murature crollate e la ricostruzione dell'arco trionfale. Le porte di ferro battuto, donate da Antonio Masutti, hanno aggiunto un tocco artistico al restauro. Sebbene le avverse condizioni meteo abbiano impedito la cerimonia di inaugurazione prevista per il 14 maggio 2011, la celebrazione si è tenuta a Tramonti di Sotto con la partecipazione di autorità locali e volontari.

Nel 2011, vicino alla chiesetta, è stata realizzata un'area attrezzata (il bivacco Palcoda) per accogliere visitatori e pellegrini. Questo spazio contribuisce a valorizzare il borgo e a promuovere un turismo sostenibile e rispettoso dell'ambiente. Palcoda è ora parte dell'ecomuseo regionale e ospita ogni anno la "Festa di San Giacomo", l'ultimo sabato di luglio.

Sentiero per Palcoda e Tamar

Come arrivare a Palcoda e Tamar? Per iniziare questa avventura, ci si dirige verso la Tramonti di Sotto, raggiungibile attraverso la SR 552 proveniente da Meduno. Giunti in paese, si svolta a destra in Via Cleva, proseguendo verso la località Comesta fino a un chiaro incrocio. Qui, si prende la destra e si segue la strada asfaltata fino a un punto in cui è vietato proseguire, segnalato anche da una sbarra. Prima di questo punto, ci sono due aree adatte al parcheggio.

Il percorso inizia su una strada larga che attraversa il torrente Tarcenò, caratteristica distintiva dell'escursione, visto che incontreremo numerosi corsi d'acqua lungo il cammino. La prima parte del percorso (CAI 831a) è semplice. In breve si giunge ad un cartello che indica a destra per Palcoda e a sinistra per Vuar. Si consiglia una breve deviazione per visitare Vuar e la sua vecchia villa con 11 archi, che testimoniano una architettura particolare del 1700.

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Ritornati sul sentiero CAI 831a, si passa prima vicino agli Stavoli Crovat e poi accanto al "Leone sulla roccia", una formazione rocciosa che ricorda il volto di un leone. Il percorso continua perdendo quota fino a raggiungere il Torrente Chiarzò. Durante la discesa, si scorge in lontananza Palcoda di Sopra. Raggiunto il torrente, un cartello indica la direzione per Palcoda e le Cascate del Pissulat. Si prosegue verso Palcoda, attraversando il torrente e ammirando piccole sorgenti e ruscelli fra alberi di acero, nocciolo e lingua cervina.

A breve si incontrano i ruderi di Palcoda di Sotto e proseguendo si trova un capitello votivo con un Cristo, che indica la vicinanza del borgo abbandonato di Palcoda. Si sale fino a un altro cartello in terracotta che indica la Fornace. Si consiglia anche in questo caso una breve deviazione. Il sentiero prosegue poi in un'area che un tempo era coltivata, ora ricoperta dal bosco. Si arriva così, presto, a Palcoda.

Esplorando i resti delle abitazioni di Palcoda, si osservano strutture a più piani, deteriorate dall'abbandono. L'atmosfera è spettrale ma affascinante, evocando la vita del borgo dal 1400 al 1923, anno del suo abbandono definitivo. Nel 1780 fu costruita la chiesa, restaurata nel 2011: le due porti d'ingresso sono particolarmente suggestive ed imponenti, una delle quali è la "Porta del sole". All'interno, oltre all'altare in pietra, ci sono pannelli informativi sul lavoro di restauro.

Dopo aver visitato il bivacco vicino alla chiesa, attrezzato per cucinare e dormire, si ritorna sul sentiero dell'andata, passando Palcoda di sotto, fino ai cartelli visti in precedenza. Qui, si segue il sentiero lungo il lato destro del Torrente Chiarzò e poi, con una breve deviazione, si visita la Cascata del Pissulat. Questo tratto del sentiero è meno marcato e più esposto.

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Proseguendo, si risale nel bosco fino ai resti di un altro piccolo insediamento chiamato Brusat e in breve al borgo di Tamar. Qui si trova il Bivacco Guglielmo Varnerin del CAI, ricavato dalle vecchie case, e provvisto di tutto l’occorrente per cucinare e dormire. Dietro il bivacco inizia un sentiero che scende in un bosco di pini silvestri e faggi, ritornando al punto di partenza.

Il sentiero per Palcoda e Tamar ci trasporta in un viaggio attraverso la natura e la storia. Il percorso si snoda attraverso un paesaggio incantevole, arricchito da corsi d'acqua, formazioni rocciose suggestive e boschi rigogliosi. La visita ai borghi abbandonati di Palcoda e Tamar offre un tuffo nel passato, con le loro strutture storiche che narrano storie di tempi andati. Con le sue deviazioni verso luoghi come la Cascata del Pissulat e la vecchia villa di Vuar, questo trekking è un perfetto equilibrio tra avventura e contemplazione.

ATTENZIONE: Prima di partire, considerate che il sentiero è lungo 8 km con un dislivello di 450 metri e richiede circa 4 ore di cammino. Non è consigliato per bambini non abituati ai sentieri di montagna. Il terreno può essere scivoloso e prevede l'attraversamento di torrenti, quindi è essenziale indossare calzature da trekking appropriate. Qui sotto trovi la mappa e il tracciato GPX del percorso.

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